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Diciassette volte Venezia, diciassette volte emozionati

Chiuso il sipario e spente le luci sul Lido, resta l’incanto di un’edizione intensa e indimenticabile. Da diciassette anni Bellussi è il vino ufficiale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, e ogni volta l’esperienza si rinnova con la stessa emozione della prima volta.

La serata d’apertura è sempre un momento che toglie il fiato: ritrovare la magia del cinema, lasciarsi catturare dalle proiezioni, cenare accanto ai protagonisti e condividere con i nostri ospiti il piacere di un brindisi speciale.
Dalla terrazza del Palazzo del Cinema, guardando verso la spiaggia e il mare, riaffiora il ricordo degli inizi, quando servivamo personalmente i nostri vini raccontandone con entusiasmo note e carattere.

I nostri calici, anno dopo anno, hanno accompagnato i momenti migliori delle cene di gala. Per questa edizione, nelle tavole della grande sala dell’Excelsior, i riflessi dorati di Natöra Pinot Grigio DOC 2023 e la profondità di Belpoggio Brunello di Montalcino DOCG 2020 hanno scaldato i sorrisi e gli applausi per i protagonisti.

Quest’anno a Venezia sembrava che il cinema fosse tornato a parlare sottovoce, senza urlare, ma entrando diritto nel cuore. Il Leone d’Oro a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch è apparso quasi inevitabile: un film che non punta allo spettacolo, ma alla delicatezza dei piccoli gesti, dei silenzi e degli sguardi. Chi usciva dalla sala aveva l’impressione di aver vissuto un frammento di vita vera, di quelli che restano impressi a lungo.

Ma a colpire profondamente è stato The Voice of Hind Rajab di Kaouther Ben Hania: un’opera che non lascia scampo, che costringe a guardare in faccia il dolore e la memoria collettiva. È stato il film che ha lasciato tutti senza respiro, dimostrando che la settima arte può ancora scuotere davvero le coscienze.

Indimenticabili le interpretazioni premiate con la Coppa Volpi: Xin Zhilei con la sua dolcezza tagliente e Toni Servillo con l’intensità ormai inconfondibile. Entrambi hanno mostrato che la recitazione non è solo tecnica, ma empatia pura. Alla fine, ciò che resta non è soltanto la lista dei premi, ma la certezza che il cinema continua a essere un rifugio e uno specchio: un luogo in cui ci si commuove, ci si arrabbia, si sogna e si riflette. Un’edizione che ha fatto battere più forte i cuori degli spettatori, resa ancora più vera dalla conduzione unconventional di Emanuela Fanelli, madrina dell’evento.

In questo scenario, i nostri vini sono stati parte integrante della sceneggiatura: discreti ma essenziali, hanno ancora più speciale le serate.

E mentre i riflettori di Venezia sono ormai abbassati, il nostro viaggio continua. Il prossimo sipario si aprirà in Brasile, nuova tappa del tour mondiale partito dagli Stati Uniti che celebra i vent’anni della cantina Belpoggio. Poi sarà la volta di Cina ed Europa, fino al ritorno a casa, a Montalcino.

Perché il vino, come il cinema, è un racconto senza fine: scena dopo scena, brindisi dopo brindisi.


Con affetto, famiglia Martellozzo